Dopo l’”esperimento” di qualche settimana fa, eccovi la recensione di un altro interessantissimo live, ovvero la tappa cagliaritana dell’Evolution tour di Giovanni Allevi.

L’ormai celeberrimo pianista di Ascoli Piceno si è esibito il 27 agosto scorso nella splendida cornice dell’anfiteatro romano di Cagliari, davanti ad un vastissimo pubblico che gremiva l’antica struttura. Per l’occasione, e per la numerosa richiesta di biglietti, è stata decisa l’apertura straordinaria del terzo anello.
Con circa 15 minuti di ritardo Allevi è salito sul palco correndo a braccia aperte e, una volta preso il microfono in mano, ha iniziato a parlare (poco) mostrando a tutti la sua timidezza (anch’essa ormai nota a molti). Ogni brano da lui presentato, veniva descritto con poche parole inserite in brevi frasi imparate ormai a memoria, segno anch’esso della sua insicurezza e fragilità davanti al pubblico. Certo, gli scettici possono pensare che oramai, dopo le numerosissime sue esibizioni (tra le ultime quella in Cina in occasione dei Giochi Olimpici di Pechino), molti dei suoi atteggiamenti facciano parte del Giovanni Allevi “personaggio”, piuttosto che “persona”…ma, anche se così fosse, l’attenzione rimane sempre protesa verso la musica e la genialità dell’artista marchigiano.
La prima parte del concerto è stata dedicata alla proposizione di 7 brani “piano solo”, con Allevi al centro della scena: Go With The Flow, la bellissima L’Orologio degli Dei, Aria, Jazzmatic etc. Ottima performance, incantatrice per chi (come il sottoscritto) stava nelle prime file. Lo sguardo non si distoglie dal pianoforte, dalle sue mani, dall’orecchio proteso verso i tasti a fine esecuzione.
La seconda parte del concerto ha visto l’entata in scena dei 37 virtuosi italiani e la trasformazione di Allevi da pianista in direttore di orchestra. Ottima la proposizione della suite da lui creata (intitolata L’Angelo Ribelle). Distante dalle opere liriche classiche, vicina ad una moderna colonna sonora cinematografica.
L’ultima parte del concerto ha visto prima l’esibizione “congiunta” dei virtuosi e di Allevi (ottima l’esecuzione di 300 Anelli) e poi tre bis che hanno riportato l’artista marchigiano ad impugnare la bacchetta per la riproposizione di 3 brani della sua suite.
Frugando nel web, sono molti i critici che segnalano la loro disapprovazione e storcono il naso non solo nei confronti di questa evoluzione alleviana, ma anche del successo dell’Allevi pianista. Troppo popolare? Strumento del marketing musicale? Ai posteri l’ardua sentenza. Probabilmente tra 30 anni la musica di Giovanni Allevi sarà considerata alla stregua dei grandi del passato, oppure sarà catalogato come semplice fenomeno pop. Di certo non bisogna negare il fatto che erano molti, inaspettatamente, i giovani presenti all’anfiteatro; dunque si può dire di sicuro che sia riuscito nell’impresa di avvicinare il grande pubblico alla musica da camera.
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